Recensione a ‘Camici di Carta’; [Laura Spagnolo, 2018]

 

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Scrivere un romanzo breve non è impresa semplice. Soprattutto quando si tratta di condensare, in poche decine di pagine, gli stati d’animo e la psicologia di uomini e donne che si trovano d’improvviso ad affrontare una tragica fase della propria carriera lavorativa: il licenziamento.

In Camici di carta, Laura Spagnolo fa proprio questo; esprime in maniera estremamente concisa e diretta le emozioni contrastanti che senza posa assalgono il protagonista, Luca Segni. Dopo 24 anni di lavoro presso un’azienda farmaceutica, un giorno scopre di non avere più accesso al suo posto abituale. Lui, come tantissimi altri suoi colleghi, si trova d’improvviso tagliato fuori da una realtà sociale, quella lavorativa, che ad oggi è sempre più in crisi. I personaggi,così come il racconto, sono frutto della fantasia dell’autrice; ma quella di Luca e dei suoi colleghi è una storia che in varie fome colpisce una porzione consistente della classe lavoratrice. La cassa integrazione, il licenziamento e la mancanza di tutele adeguate nei confronti dei lavoratori, sono tematiche con cui ogni paese deve confrontarsi. Tuttavia, in Italia, da oltre quattro decenni a questa parte è iniziato un processo di smantellamento dei diritti sociali. Un processo che ha colpito  i settori più disparati: dalla sanità all’istruzione, al lavoro. Bisogna riconoscere che le tre decadi successive al Secondo dopoguerra hanno testimoniato una sensibile crescita delle tutele di lavoratori e lavoratrici (grazie anche alle conquiste dei sindacati, dei movimenti studenteschi e delle lotte operaie). Nonostante ciò, il rapido mutamento che al termine degli anni Settanta ha indebolito l’efficacia delle risposte che la società era in grado di fornire alla politica, non ha consentito di preservare quei diritti tanto faticosamente conquistati negli anni. Tutto questo è ben riassunto nel sottotitolo del romanzo “Dignità lavorativa: dignità umana?”.Attualmente non si è più in grado di far fronte in maniera adueguata ai soprusi commessi ai danni dei lavoratori. In uno stadio capitalistico avanzato, in cui la robotica e il commercio online stanno avendo importanti ripercussioni sul mercato del lavoro, è inevitabile chiedersi se si possa fare qualcosa per arginare situazioni negative. Lo sfruttamento fisico e psicologico, la ricattabilità da parte delle aziende, i paradisi fiscali, e l’abbrutimento etico-morale che a tutto ciò consegue, sono temi affontati con lucidità dalla scrittrice. Quel tesserino (badge), in cui sono racchiuse tutte le informazioni del dipendente, quell’apparentemente innocua scheda diviene il filo conduttore tramite cui l’autrice riesce a raccontare con potente drammaticità situazioni fin troppo ordinarie.

Per stimolare ulteriormente la riflessione, nelle pagine conclusive sono riportate due appendici. La prima di esse raccoglie una breve cronistoria delle leggi sul lavoro, dagli anni Venti sino ad oggi, con particolare attenzione all’Italia. La seconda riporta integralmente il testo della legge 300 (Statuto dei Lavoratori). Emanato nel 1970, il testo ha costituito per anni il principale riferimento per quanto riguarda la tutela dei diritti individuali e sindacali della classe operaia.

Camici di carta è un racconto toccante. Lo stile asciutto, i periodi brevi che si succedono con ritmo incalzante rendono in pieno la complessità degli stati d’animo che ogni lavoratore e lavoratrice vengono a provare in un momento così difficile per la propria vita. Quello di Laura Spagnolo è un libro capace di risvegliare la coscienza difronte ad un diritto inalienabile, ad oggi gravemente corroso: la dignità umana.

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