Recensione a “La Costituzione della Repubblica Italiana” [AA.VV; 2017]

A settantuno anni dalla promulgazione della Costituzione italiana, vi propongo la recensione di questo libro, La costituzione della Repubblica Italiana (Edizioni Q; pp. 137, 2017). Il saggio, oltre a racchiudere il testo completo della Costituzione con i vari emendamenti successivi al 1948, contiene tre approfondimenti a cura di Giovanni Russo Spena, Gaetano Azzariti e Paolo Maddalena. Gli autori accompagnano il lettore verso la necessità di un ripensamento della nostra Carta Costituzionale, un ripensamento che si rende sempre più urgente in un periodo di profonda crisi economica, politica e sociale.

La Costituzione Italiana ed i valori (diritti e doveri) di cui essa si fa portatrice, rientrano nell’alveo di quel costituzionalismo moderno che, in seguito allo sviluppo dell’éra liberale (sì foriera di numerose contraddizioni- messe in luce dalla critica marxistica del modo di produzione capitalistico- ma anche, bisogna riconoscerlo, portatrice di numerose libertà individuali e di principi di autodeterminazione che tutt’oggi costituiscono le fondamenta di ogni organamento costituzionale moderno), si è imposto nelle società a noi contemporanee.

Nell’immediato dopoguerra, si avvertì la necessità di contribuire ad un profondo recupero di quei valori che il conflitto mondiale aveva così brutalmente annichilito. Fu così che comunisti, socialisti, democratici cristiani e liberali, contribuirono alla stesura di quel testo costituzionale che ancora oggi è alla base dell’ordinamento repubblicano italiano. Se da un lato i valori contenuti nella Carta sono indiscutibilmente avanzati, da qualche decennio a questa parte si è disatteso all’osservazione di detti principi. La grande crisi di rappresentatività che attraversa molta parte dei partiti, specialmente quelli collocati a sinistra, ha aumentato il disinteressamento delle masse nei confronti delle azioni politiche, che sempre più spesso non seguono adeguata consultazione. Il Parlamento è stato fortemente impoverito delle sue prerogative. L’ossessione della governabilità ed il revisionismo costituzionale (basti pensare al referendum indetto dal Governo Renzi  il 4 dicembre 2016), hanno sacrificato e continuano a sacrificare i diritti ed i doveri dei cittadini (quella sovranità popolare tanto declamata nell’Art. 1 Cost.) in luogo di una tenacemente difesa esigenza di adeguare il governo nazionale alla lex mercatoria, agli istituti bancari e al mercato. Di qui la sottomissione ai diktat dell’Unione europea, sovente in contrasto con i principi costituzionali. Inoltre, il processo di globalizzazione e l’avanzamento del modo di produzione capitalistico stanno facilitando privatizzazioni e liberalizzazioni di beni che sono di fondamentale importanza, e che invece dovrebbero restare di gestione pubblica. A tal proposito, Paolo Maddalena fa riferimento alla legge  delega Amato-Ciampi del luglio 1990 con la quale si è inteso favorire la privatizzazione delle banche pubbliche; e ancora al decreto legge del luglio 1992, tramite cui l’INA, l’ENEL, l’ENI e l’IRI sono stati privatizzati, senza contare altri settori d’importanza capitale (cfr. pp. 48-49). Di grande interesse è poi la discussione, sempre ad opera di Maddalena, sulla storia della Comunità politica e sull’importanza della gestione collettiva delle risorse (pp.33-39), e sul neoliberismo e sistema Keynesiano (pp.40-50).

In conclusione, ad oggi è necessario incentivare quelle forme di iniziativa e partecipazione popolare che sono alla base di ogni Stato democratico. In questi tempi di regressione politica, sociale ed economica, seguiamo Russo Spena nella sua considerazione della Costituzione come ‘religione civile, nata dalla Resistenza’, ‘fonte della coesione sociale’ e ‘contratto sociale della nostra identità nazionale (p.7). E ancora, secondo Maddalena ‘Il Popolo Italiano deve, dunque, ribellarsi, secondo le regole della nostra Costituzione, a tutte le sopra dette sopraffazioni, nonchè ai tradimenti dei nostri governanti, dando forza all’ “associazionismo” (art. 18 Cost) e alla “cooperazione” (art. 45 Cost.);pp.59-60”.

La Carta costituzionale e lì, invidiata da molti ed applicata da pochi. Basterebbe la volontà di attuarla, senza radicali cambiamenti, per mutare una situazione sempre più tragica.

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