Del materialismo storico [A. Labriola, 1902]

Del materialismo storico è un saggio composto da Antonio Labriola intorno a quella concezione che, in un periodo di grande fermento sia  rispetto al marxismo che alla formazione ed evoluzione del movimento operaio, influenzerà gran parte della teoria marxista nel XX secolo.

L’autore, smentendo sin dalle prime pagine come il materialismo storico non sia da contrapporsi alla sfera ideale e sovrastrutturale, precisa come esso costituisca una generale visione della realtà che prende le mosse da “la obiettiva coordinazione e subordinazione di tutti gli interessi nello sviluppo di ogni società, ed enuncia ciò per via di quel processo genetico, il quale consiste nell’andare dalle condizioni ai condizionati, dagli elementi della formazione alla cosa formata (p.1275)”. Alla base del processo storico stanno quelli che Labriola definisce i “soggetti reali, ossia le forze positivamente operanti (p.1277)”, i quali, con le loro attività plasmano, creano la realtà circostante i cui prodotti reagiscono sui soggetti stessi. Per tale ragioni, l’autore mette in guardia dal considerare i momenti sovrastrutturali, i pregiudizi popolari e religiosi come semplici illusioni. Essi, al contrario, sono le forme dello spirito umano. La nuova teoria giunge dunque alla obiettivazione e naturalizzazione della spiegazione dei processi storici (p.1278). Non più un’ente astratto, ma storicamente determinato, è al centro della riflessione labriolana. La concezione materialistica della storia costituisce dunque la coscienza che l’umanità acquista delle leggi del proprio svolgersi, del proprio divenire. Con una riserva: Labriola, infatti, non è determinista in senso strettamente meccanicistico, e tenderà a sganciare la sua elaborazione teorica da ogni compromettente finalismo. Labriola non è neanche positivista: egli riconosce infatti la portata rivoluzionaria della teoria darwiniana (p.1285), riconosce l’appartenenza dell’uomo al mondo animale e la sua evoluzione organica; ma pone il lavoro come la caratteristica fondamentale che distingue l’uomo dagli altri animali, attraverso cui crea gli strumenti della propria e altrui sussistenza e costruisce intorno a sè il proprio terreno artificiale (pp. 1287-1288). Nelle pagine seguenti, Labriola ribadisce il suo rifiuto per una concezione deterministica, quand’essa comporti la riduzione della volontà umana a mero automatismo (si vedano le lettere engelsiane sul materialismo storico). Anche il progresso pare al Labriola come una concezione del tutto fallace, come un qualcosa di relativo e parziale e sovente alternato a numerosi momenti di regresso, a propria volta rivelantesi nelle antitesi che hanno luogo all’interno dello stato.

Il Labriola si pone in maniera critica soprattutto verso la teoria dei fattori, la  cui impostazione tende a considerare i vari momenti come isolati e a sè stanti. Compito del materialismo storico è invece quello di ricondurre tali branche, in apparenza separate, verso un’unità nel molteplice. L’autore segue dunque ad’illustrare la storicità dei modi di produzione e l’evoluzione dello stato che culmina, secondo la borghesia contemporanea, nello stato liberale. Il materialismo storico ha tuttavia dimostrato che tale forma può essere superata dialetticamente e che attraverso l’azione del proletariato (l’irrazionale), tanto indispensabile al modo di produzione capitalistico quanto artefice del suo superamento, potrà giungersi al modo di produzione comunistico: allora le diseguaglianze economiche saranno eliminate, data l’eliminazione della società divisa in classi.

Nell’ultima sezione, par. IX-XII, l’autore suddivide i momenti sovrastrutturali in momenti di primo e secondo grado, a seconda che essi possano essere più o meno facilmente ricondotti alla struttura economica. I vari momenti sovrastrutturali si articolano tramite la mediazione sociale; la scienza, l’accumulazione della tecnica, deve inoltre fare i conti con l’influenza sempre presente della natura che, per quanto dominata dall’uomo, non cessa mai di esercitare i suoi influssi. In conclusione, l’ideale di progresso tanto vagheggiato dalla borghesia viene risolto, tramite il materialismo storico, nelle antitesi che furono “fino ad ora la causa ed il movente di ogni accadimento storico (p.1368)”. Così, il comunismo critico diventa lo strumento attraverso cui l’uomo si rende consapevole del proprio divenire, attraverso cui esso “dice e predice ciò che è inevitabile accada, per l’immanente necessità della storia, vista e studiata ormai nel fondo della sua sostruzione economica (p.1369)”.

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