Spiritualità di un materialista

L’ottica strutturalista che pervade gran parte delle concezione che abbiamo della realtà, sovente non permette di cogliere come questa sia un processo, un continuo divenire che non lascia spazio a facili esemplificazioni. Il senso comune (cui Gramsci dette molto peso nelle sue riflessioni), si fonda su un uso e un abuso dello strutturalismo.

La distinzione che separa convenzionalmente lo spiritualismo (o spiritualità) dal materialismo non consente di comprendere come fra queste due categorie possa esserci un’intima connessione. Per molta parte della filosofia contemporanea e moderna si è teso ad associare al materialismo l’idea di una concezione meccanicistica, statica, deterministica dell’universo e degli enti che lo popolano, una concezione a cui il positivismo ha dato ampio sostegno dalla seconda metà del secolo XIX. Molto spesso si è scaduti in un materialismo volgare, fatto coincidere con il semplice edonismo e quindi con la non curanza degli aspetti più spirituali sensu lato. Il complesso dibattito che ha interessato l’evoluzione della concezione materialistica della storia, dalle sue formulazioni più semplici a quelle più articolate può, al contrario, fornire un’idea di materialismo molto meno rigida nella sua definizione categoriale e al contempo in grado di coinvolgere gli aspetti molteplici del reale. E’ da aggiungere che la spiritualità viene intesa ad oggi soprattutto come un elemento sovrastrutturale aderente alla sfera religiosa e a quella del soprannaturale, e sembra che materialismo e spiritualismo si escludano vicendevolmente. E’ tuttavia possibile una sintesi delle due concezioni, delle due visioni del mondo così in apparenza lontane. In Del materialismo storico (1902), Antonio Labriola ebbe a scrivere: “In tutti cotesti concetti, e in tutte coteste ideazioni, che alla luce della critica paiono dei semplici mezzi provvisorii e dei ripieghi di un pensiero immaturo, ma che alla gente colta sembrano spesso il non plus ultra dell’intelletto, si rivela pure e si riflette una non piccola parte del processo umano; e per ciò non sono da considerare come gratuite invenzioni, nè come prodotti di momentanea illusione. Sono parte e momenti di ciò che chiamiamo spirito umano”. Vi è dunque un altro senso di spiritualità, non meno affascinante, che permette di intendere tutte le manifestazioni che prendono il nome di scienza, arte, politica, religione e molte altre come il prodotto del lavoro umano [questo un tema sul quale il Labriola insiste più volte nello scritto], e non in quanto “azioni miracolose d’immaginati iddii ed eroi (…)-inoltre, prosegue il Cassinate- cotesto involucro ideologico delle opere umane ha più volte poi cambiato di forme, di apparenze, di combinazioni e di relazioni nel corso dei secoli…” (p.1279). In sintesi, si può ben avere un senso della spiritualità pur essendo materialista, avere cioè una visione del reale che permetta di coglierne la complessità senza ricorrere al soprannaturale o a forze che siano estranee all’agire umano. Anche perchè, a volte, il materialismo permette di apprezzare e di guardare alla realtà circostante attraverso angolazioni sempre nuove e mai monotone, angolazioni che suscitano tupore, meraviglia e curiosità ogni volta che si contempla la natura o la sua traformazione ad opera dell’uomo.

 

 

 

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